Dott.ssa Maria Grazia Abbamonte

"Psicologa Psicoterapeuta Dottore di Ricerca in Scienze dell'Educazione"

FacebookTwitterGoogle BookmarksLinkedin

Tommaso è stanco, svogliato, assente, gli insegnanti ci dicono di seguirlo di più, di capire meglio qual è il suo problema,ormai ipotizzano una dislessia, e ci chiedono una valutazione, ma noi non sappiamo ancora che cos'ha davvero...

Erick disturba continuamente, è dalle elementari che ci dicono che dà fastidio in classe, che si alza in continuazione, fa piccoli dispettucci, non ascolta, non si scrive i compiti correttamente, sta diventando un bambino iperattivo, forse dovremmo dargli qualche farmaco...

Francesca si vergogna di parlare con le insegnanti, è taciturna, chiusa, come era suo fratello alla sua età, ma soltanto in classe, perchè a casa e con le amichette questo problema non cè, anzi...

Mio figlio dice che sono troppo severa, gli dò orari per il computer, per il gioco, gli impedisco di fare tardi la sera, ma per me è giusto...e suo padre non si pronuncia...è spesso fuori casa....

Immancabilmente, dopo descrizioni come queste, allo sportello d'ascolto i genitori finiscono con il domandare: Ma, secondo lei, che cosa possiamo fare? Che cosa pensa che abbia mio figlio? Devo proprio andarci dal neuropsichiatra? Stiamo facendo la cosa giusta o no?.

 

Sono i genitori, le mamme principalmente, che vengono allo sportello d'ascolto per cercare un confronto, un parere, una conferma delle loro scelte educative di ogni giorno, o per cercare semplicemente chi abbia voglia di ascoltare il loro sfogo, le loro perplessità, i loro continui dubbi, le loro storie di giovani genitori alle prese con un modo diverso di essere figli, diverso da quello che avevano vissuto loro stessi da ragazzi.  Si mettono in discussione, questi genitori, come disarmati di fronte ad un bambino, ad una ragazza che credevano di conoscere abbastanza bene, che credevano di saper seguire nella crescita, e invece non sembrano e non sentono di riuscirci.  Generalmente, si tratta di genitori alle prese con varie forme di disagio del bambino, quelle che chiamano BES (bisogni educativi speciali) e DSA (disturbi specifici di apprendimento), per i quali oggi è previsto un piano educativo o didattico personalizzato.  Disattenzione, iperattività, aggressività, arroganza, chiusura, rifiuto delle regole e dell'autorità, disistima, noia, demotivazione allo studio...le sfumature sono tante, gli insegnanti si interrogano su quale potrebbe essere il giusto approccio didattico, e i genitori contemporaneamente si chiedono: quale dovrebbe essere il giusto approccio educativo? E chi mi aiuterà a capire davvero mio figlio?

Sempre più diffusamente si cercano  nella scuola dell'obbligo  punti di riferimento dove potersi confrontare sui propri dubbi e prendere quindi le migliori decisioni possibili in merito ai problemi piccoli e grandi riguardanti i nostri figli nella loro quotidiana relazione con la scuola e con la classe.

A volte l'accento viene posto sull'uno o l'altro insegnante, che risulta più capace di interagire con gli alunni, che utilizza gli strumenti compensativi, che fa lezione in modo pià accattivante,  altre volte il problema si sposta sull'insegnante più rigido, meno disposto a scendere a patti con le diversità e le unicità dei singoli alunni. In altri casi, a mettersi in discussione in modo significativo sono i genitori, la madre o il padre, approdati allo sportello a cercare una qualche forma di sostegno alle loro paure e incertezze. Specie nei casi delle famiglie meno tradizionali. E così, il problema suscitato da Tommaso, da Erick, da Francesca, diventa una sorta di catalizzatore capace di stimolare in noi  genitori una crisi, una profonda riflessione su noi stessi e sulle nostre scelte, sulla gestione familiare, sullo stile di vita, capace di attivare un'importante autentica analisi del percorso fatto fino a quel momento.

Attraverso il suo disagio mio figlio chiede ascolto e aiuto, mi invita inevitabilmente ad interessarmi delle sue esigenze, delle sue sofferenze nascoste, dei suoi non detti, della sua profonda richiesta di comprensione e amore. I suoi sintomi, i segnali del suo comportamento, mi invitano a farmi tante domande, e allora, doppo averne parlato con le altre mamme, con il pediatra di fiducia, provo a parlarne allo sportello d'ascolto a scuola, dove sicuramente sarò aiutato/a a guardare il problema da altri punti di vista, magari semplici ma ancora a me sconosciuti, e sarò aiutato/a inquadrare meglio la situazione, le circostanze, gli elementi in gioco.  Non mi voglio vergognare di andare allo sportello d'ascolto, di farmi vedere varcare quella porta  per andare a parlare con lo psicologo di mio figlio, non voglio tirarmi indietro ora che la scuola mi offre una guida, una luce in più.

E' più o meno questo ciò che pensa un genitore mentre si avvia allo sportello d'ascolto, un locale all'interno della scuola dove la riservatezza è d'obbligo. La sua è una scelta coraggiosa, e fiduciosa. Se chi conduce lo sportello riesce - con empatia e semplicità - a favorire l'apertura e la comunicazione, allora si inizia il percorso di una consulenza breve a carattere psicologico/educativo, della durata di alcuni incontri, che permetterà di esaminare il problema e ipotizzarne delle soluzioni, da verificare con gli insegnanti e a casa. In altri casi il colloquio è unico, circoscritto allo specifico problema presentato. Competenza e riservatezza da parte dello psicologo e degli insegnanti non potranno che migliorare l'accettazione e la fruizione del servizio di sportello d'ascolto che sempre più frequentemente i dirigenti d'istituto promuovono ed accolgono,  specie negli Istituti Comprensivi,  come un'iniziativa fondamentale nei loro programmi di prevenzione del disagio. Una figura esterna al proprio ambiente di vita rappresenta, comunque, un punto di confronto diverso, capace di ascoltare e accogliere senza giudizio, senza eccessivo coinvolgimento, uno scambio dal quale possono emergere nuove chiavi di lettura per ciò che il bambino, l'alunno sta manifestando a scuola.

L'esperienza che molti di noi stanno facendo da qualche anno nella stanza riservata di uno sportello d'ascolto scolastico merita di essere raccontata e valorizzata, perchè uno spazio d'ascolto a scuola si rivela sempre di più uno strumento di aiuto prezioso, un'opportunità per i ragazzi, gli insegnanti e le famiglie che, quando effettivamente utilizzata, può favorire il rapido riconoscimento di una situazione problematica confusa e incerta, può contribuire a sbloccare una crisi o anche a individuare soluzioni esterne sul territorio alle quali rivolgersi.

 

 

 

 

Dallas Life Coaching
Life Coaches Dallas

Social Widgets